Domenica 12 agosto, Yellowstone National Park … dove il diavolo è di casa!

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Si, il diavolo abita qui e ti sembra quasi di vederne spuntare le corna da uno dei mille anfratti che emettono dense cortine di fumo grigio dall’odore acre, oppure emergere da una pozza di fango ribollente. È così che ci appare il primo sito geotermico che vistiamo oggi, il Norris Geyser Basin, un vasto bacino pieno di attività tellurica che nel Medioevo sarebbe certamente stata considerata una dependance di Lucifero sulla terra.

Ci aggiriamo tra queste meraviglie camminando lungo un sentiero che si svolge principalmente su una passerella sollevata da terra, che ci consente di non posare mail il piede su lembi di terreno pericoloso. Il sentiero è abbastanza lungo, circa due chilometri e mezzo, e lo facciamo con calma, fermandoci spesso ad ammirare le attrazioni, leggendo i cartelli che le descrivono, facendo fotografie e scambiandoci le nostre impressioni.

C’è parecchia gente, sarà che è domenica e che è quasi ferragosto, fatto sta che i parcheggi intorno alle varie attrazioni del parco sono sempre pieni e lungo i sentieri si incontrano grandi quantità di turisti. Quelli che mi irritano maggiormente sono i giapponesi, perché sono costantemente in azione con le loro macchine fotografiche, videocamere e iPad e monopolizzano qualunque luogo, prendendo possesso di tutte le postazioni strategiche, ostacolando il passaggio, riempiendo ogni angolo possibile e scattando continuamente, anche quando non c’è nulla da immortalare.

Comunque il parco è grandissimo e l’organizzazione è perfetta, pertanto si riesce sempre a trovare un parcheggio e lungo i sentieri non si corre mai il rischio di fare la coda.

Dopo aver mangiato un panino in una delle tantissime aree per picnic che si trovano qua e là, andiamo a Mammoth Hot Springs, una vasta area a gradoni, dove l’acqua termale che scende dal pendio ha depositato calcare e silice che hanno formato delle gradinate simili a quelle di Pamukkale in Turchia. Bisogna esse obiettivi e dire che queste non reggono il confronto con Pamukkale.

Rientriamo in albergo e, dalle 18.30 fino al tramonto, partecipiamo ad un’uscita con un ranger che ci porta a visitare il sito Fountain Pot e poi il Canyon del Firehole River, dandoci moltissime spiegazioni scientifiche sulla genesi del parco e sui principi fisici, chimici e biologici che ne regolano il funzionamento. Una delle cose che ci colpiscono particolarmente è il fatto che anche all’interno di queste pozze ribollenti c’è vita: batteri che vivono nell’acqua bollente e che, una volta fuoriusciti, sintetizzano l’ossigeno come fanno le piante, dando origine a formazioni multicolori che dipingono l’ambiente circostante in modo variegato e affascinante. Il terreno attorno ad un geyser o ad una pozza d’acqua termale, infatti, assume colorazioni diverse a seconda della temperatura dell’acqua, dell’esposizione al sole, della stagione dell’anno. Vi sono aree quindi che attualmente sono striate di arancione, bianco e marrone e che, con la stagione invernale, passeranno a varie sfumature di verde proprio grazie all’azione fotosintetica di questi batteri.

Torniamo verso le nove in albergo, mangiamo e ci mettiamo a nanna. Domani, Grand Canyon of Yellowstone.

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