Domenica 19 agosto, Monument Valley … tra storia e leggenda

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Ci svegliamo verso le otto, sbaracchiamo la camera e partiamo subito. Percorriamo come ieri la 491 verso ovest che presto ci fa entrare nella terra degli indiani Ute, la Nazione Ute come di cono loro. Ci fermiamo appena entrati nella riserva per fare colazione e ci rendiamo conto di come in pochi chilometri sia cambiato il mondo, seppure in apparenza tutto appaia come prima. Il paesaggio è sempre quello, anche le case sembrano della medesima tipologia, nonostante un aspetto po’ più trascurato, i distributori di benzina sono i soliti e c’è anche qualche casinò. Quello che è cambiato sono le persone, qui sono tutti indiani: indiani al volante delle automobili, indiani dietro il banco dei negozi, indiani al distributore di benzina… Di americani bianchi nemmeno l’ombra, ma in fin dei conti cosa c’è di strano? Questa è la loro terra, dei loro antenati e nessuno più di loro avrebbe il diritto di abitarla.

Saremo anche in terra indiana, ma nel loro negozio troviamo solo il solito caffè-beverone, muffin e brioches piene di burro. Del mondo pellerossa tradizionale non è rimasto nulla.

Ripartiamo verso ovest e presto arriviamo nel punto chiamato Four Corners, intersezione dei confini di quattro Stati: Utah, Colorado, Arizona e New Mexico. I loro confini perfettamente rettilinei si incrociano ad angolo retto disegnando una croce, il centro della quale è il “superconfine” che separa i quattro Stati americani. Four Corners, i quattro angoli.

Ovviamente l’occasione era troppo ghiotta per farsela sfuggire e così su questo punto è stata posizionata una targa, attorno alla targa cartelli esplicativi, attorno a questi bancarelle di artigianato indiano e infine un casello per il pagamento di un biglietto di ingresso. Cinque dollari a testa per provare il brivido di essere contemporaneamente in quattro stati diversi e ognuno lo fa a modo proprio: chi si sdraia sopra il fatidico punto di intersezione, chi divarica gambe e braccia per “toccare” tutti i quattro stati, i più prolifici mettono un figlio diverso in ognuno dei quattro angoli e poi dicono loro di prendersi per mano (così ogni figlio è in uno Stato diverso, ma sono tutti a contatto), chi salta continuamente da uno stato all’altro correndo in cerchio attorno al punto centrale. Stiamo lì a guardare per un po’ e ognuno ha il suo modo particolare di divertirsi con questa originale caratteristica geopolitica. Noi decidiamo di portare un po’ di venezianitá nel nuovo continente e Silvia mette in scena un campanón saltando tra i quattro angoli come se fossero le caselle del nostro celebre gioco popolare (ignoro se i bambini moderni conoscano e giochino ancora a campanón). Intanto con questo scherzo abbiamo messo un piede anche in New Mexico, Stato non previsto dal nostro itinerario!

Si riparte e si attraversa il confine con l’Arizona. Il paesaggio un po’ alla volta inizia a cambiare, le praterie lasciano il posto alle distese di sabbia, le montagne verdi alle dune giallastre e quindi ai monoliti rossicci. Arrivati a Kayenta prendiamo a nord verso il confine con lo Utah, dove sorge una delle zone più celebri di tutti gli Stati Uniti: la Monument Valley. Credo che nessun altro posto al mondo sia così strettamente legato all’immagine che di esso è stata data dal cinema. I film di John Ford come Ombre Rosse e Sentieri Selvaggi, interpretati da John Wayne, icona per eccellenza del cowboy americano, ma anche altri film più recenti, hanno lasciato in tutti noi un’immagine indelebile di queste rocce squadrate, rosse come il fuoco, che si ergono verticalmente dalla prateria riarsa dal sole.

È stato un tale Goulding a scoprire questa zona nei primi anni del novecento e a stabilire qui la propria attività. Intuendone le potenzialità scenografiche, riuscì a far venire in questi luoghi il grande John Ford, che se ne innamorò e iniziò ad utilizzare la valle per il set dei suoi film, decretandone il successo, anzi l’ingresso nella leggenda!

Probabilmente prima o poi qualcuno avrebbe comunque scoperto la vocazione turistica di questa vallata, ma non c’è dubbio che il suo fascino risieda sì nella bellezza dei monumenti naturali qui presenti, ma anche nell’immagine archetipica del west che ci è stata trasmessa attraverso il cinema.

Eravamo già stati qui in un viaggio precedente, ma il richiamo della Monument Valley è troppo forte e così siamo tornati. Risiederemo nel Goulding’s Lodge, edificato proprio sul sito dove Mr. Goulding aveva avviato la propria attività imprenditoriale un secolo fa e dove è ancora presente il camerino personale di John Wayne!

Nel pomeriggio partecipiamo ad un giro nella vallata, seduti sul cassone di un pickup ad impolverarci come antichi pionieri sui propri carri in marcia verso ovest. Alla guida del pickup un indiano Navajo (siamo nella più grande riserva degli Stati Uniti) che conduce il nostro mezzo attraverso piste sterrate e moooolto polverose, raccontandoci le storie della sua gente, descrivendoci le montagne dalle forme più singolari, indicandoci gli insediamenti umani tuttora presenti nella valle e le antiche testimonianze lasciate dagli antenati Anasazi sulle pareti di roccia rossa.

L’ultima tappa dell’escursione è la visita ad una vecchia Navajo ultra novantenne che, ci dicono, abita qui da sempre. Nel suo hogan (abitazione tradizionale fatta a forma di cupola) ci saluta e poi acconcia i capelli di una nostra compagna di gita alla maniera dei Navajo. Il tutto è molto commerciale ed evidentemente la nonnina recita la scena in cambio di congrua mancia, ma perché rovinare tutto con questa presa di coscienza razionale? Chiudiamo gli occhi e fingiamo di essere nel XIX secolo… Ecco, ora va meglio, siamo giovani indiani al cospetto della donna della medicina che ci incanta con le sue storie di spiriti maligni e dei rimedi che solo lei sa distillare dalle radici misteriose di alcuni arbusti e dal veleno dei serpenti.

Ringraziamo la nonnina, che non parla inglese ma i dollari li sa riconoscere, e ripartiamo con il nostro pickup per l’ultima galoppata sotto il sole morente. Avrei una gran voglia di entrare tutto impolverato in un saloon e, picchiando il pugno sul tavolo, gridare: WHISKY! Invece ci fiondiamo nella nostra comodissima camera d’albergo e ci facciamo una doccia leggendaria.

Ceniamo nel ristorante gestito dai Navajo e mangiamo Traditional Navajo Tacos, un miscuglio di cucina messicana e indiana niente male. Le porzioni qui, come d’altra parte in tutti gli States, sono anch’esse leggendarie!

3 thoughts on “Domenica 19 agosto, Monument Valley … tra storia e leggenda

  1. Noi qui abbiamo prenotato al Kayenta Monument Valley Inn. Ho letto che hai fatto un’escursione guidata della Monument Valley. Ci arriveremo verso le 12,00 pensi sia fattibile prenotarla al volo e farla nel pomeriggio? Costa molto? Sai anch’io ho voglia di sentire leggende raccontate dalla nonnina navajo. Me gusta mucho 🙂

    • Si, puoi prenotarla e farla al volo. Noi siamo stati due volte nel 2003 e nel 2012 ed entrambe le volte ci siamo aggregati con il primo pickup che partiva. Preparatevi a mangiare tanta polvere sul cassone del pickup 😄. In teoria potreste andare anche da soli con la vostra auto (però ho visto alcuni in difficoltà sulla sabbia), ma non puoi andare dappertutto, se partecipi ad un’escursione Navajo invece ti portano in aree della valle chiuse ai visitatori fai-da-te. Andare nel tardo pomeriggio è più bello perché verso il tramonto i colori si accendono e l’atmosfera è magica. I costi non me li ricordo ma non sono bassi, gli indiani hanno imparato a sfruttar bene la loro terra, ma è giusto così. Durante le tante soste vi faranno vedere rocce dalle forme spettacolari

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