Sabato 25 agosto, da Las Vegas alla Valle della Morte

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Death Valley National Park, ossia la Valle della Morte. Mai un nome è stato più esplicito e più adatto: una grande vallata racchiusa tra aspre montagne che sembrano quasi avere la funzione di impedire qualsiasi via di fuga al malcapitato viaggiatore che si trova ad attraversarla, una depressione posta 86 metri al di sotto del livello del mare, un deserto dove nei mesi più freschi dell’anno la temperatura non scende sotto i 27 gradi centigradi e dove, nelle ore più calde, il termometro può facilmente superare i 50 gradi.

Non avevo mai provato una sensazione simile, un caldo così intenso da far girare la testa, da far tremare le gambe. Avete mai fatto una sauna? Avete presente come brucia l’interno delle narici quando inspirate l’aria calda e secca? È la stessa sensazione che si prova camminando sotto il sole a Badwater, il punto di massima depressione della valle ed il più basso degli Stati Uniti.

Tutta la giornata è stata all’insegna del caldo secco e terribile del deserto americano. Fin dal primo mattino a Las Vegas si boccheggiava, siamo partiti in auto e ci siamo diretti verso ovest sulla I-95, una superstrada che attraversa lo sconvolgente stato del Nevada, terra di deserti, casinò e basi militari top-secret.

Correre lungo la I-95, una striscia d’asfalto proiettata attraverso il nulla, provoca una sensazione stranissima: fissato il cruise-control dell’auto sui 70 miglia orari, potresti bloccare il volante, in modo da far seguire al tuo mezzo una traiettoria rettilinea, e quindi metterti a dormire, sicuro che per miglia e miglia non dovrai rallentare né correggere la direzione.

Poi invece, improvvisamente, l’interstate passa attraverso un paesino, uno di quei centri abitati sperduti dove ti aspetteresti di incontrare un pazzo con la motosega che fa a pezzi tutti quanti. Invece è un normalissimo paesino americano, con il distributore di benzina, il motel e il RV Park! A bordo strada si vedono automezzi color cachi dalle fattezze più strane e ti dici: l’area 51 non è lontana. Dietro a una di queste montagne, l’esercito degli Stati Uniti starà provando qualche nuovo e terrificante ordigno di distruzione di massa.

In uno di questi paesi disperati, Amargosa Valley, viriamo verso sud e imbocchiamo la Route 393, che presto ci fa attraversare il confine con la California, il nostro ultimo Stato, il quindicesimo che tocchiamo nel corso di questo nostro viaggio dall’Atlantico al Pacifico.

Solitamente la California evoca nella mente paesaggi mitici fatti di spiagge e verdi vallate, ma oggi la musica non cambia rispetto all’aridissimo Nevada: clima torrido, paesaggio desolato e, a peggiorare la situazione, la strada inizia a scendere sempre più di quota, Las Vgas infatti era posta a circa 1200 metri sul livello del mare, mentre la Death Valley, il nostro punto di arrivo, è addirittura ad una quota negativa!

Il nostro alloggio si trova in un luogo chiamato Furnace Creek: un nome un programma. Siamo a circa 30-50 metri sotto il livello del mare e la temperatura è pazzesca: 115 gradi Fahrenheit, pari a quasi 47 gradi centigradi, con un vento caldo che ti soffia in faccia e ti scalda i vestiti al punto che ti sembra di essere all’interno di un forno (allegoria ben poco originale, mi rendo conto, ma efficace e soprattutto veritiera).

Saliamo a Zabriskie Point per ammirare il panorama sulla valle sottostante, veramente molto bello, e poi andiamo a rifocillarci al Furnace Creek Ranch, dove alloggiamo e dove vi sono un Caffè, una Steak House ed un Saloon.

Stiamo riparati nelle ore più calde e poi usciamo nuovamente per visitare Badwater, il punto più basso gli Stati Uniti, e per percorrere Artist Drive, una strada che si snoda attraverso montagne colorate dalla presenza di diversi minerali. Assistiamo allo spettacolo del tramonto ammirando il sole mentre scende dietro le montagne che si ergono scure a ovest della valle, accendendo i colori delle montagne orientali.

Il sole è tramontato e il cielo è ormai tenebroso e ricoperto di stelle, ma la temperatura non scende: abbiamo ancora 42 gradi e un vento caldo che ti soffia in faccia e ti scalda i vestiti, tanto da farti crede di essere chiuso in un forno.

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9 thoughts on “Sabato 25 agosto, da Las Vegas alla Valle della Morte

  1. Mi piace la descrizione , il resto te lo lascio intendere; per un soggetto che alla sola vista di un granello di sabbia incomincia ad andare in sofferenza ti dice tutto, a proposito lo sai l’ora , anche approssimativa , del vostro arrivo al Marco Polo? ciao a tutti e tre .

  2. Quest’estate quando sono andato io, il 4 agosto, siamo arrivati ai 120F…mai vista una temperatura cosi`, e soprattutto un vento cosi` caldo che sembrava di essere dentro un grande phon! 😉

  3. Che belle foto!!! Mi è piaciuto talmente tanto ciò che hai scritto che ho fatto un bel copia ed incolla e l’ho inserito nel mio diario di viaggio. Non vedo l’ora di assaporare anch’io quel caldo torrido che da buona sicula sopporto benissimo 🙂

  4. Si ma di Sicula mi è rimasto solo il luogo di nascita e qualche vocale un po’ più aperta. Un Diario di viaggio per il mio sogno Americano l’ho creato leggendo i vostri diari, leggendo una guida e prendendo informazioni. Solo così posso partire preparata e sapere già cosa mi aspetta. Se trovo la tua e-mail te lo giro, ma, ahimè, sono 34 pagine. Ciaooo

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