Domenica 29 luglio, Venezia – Philadelphia

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Il volo che parte da Venezia è strapieno, l’aereo della U.S. Airlines non è molto grande, speriamo di non ballare troppo alla prima turbolenza.

A bordo i comfort scarseggiano: i posti sono davvero stretti, il cibo è scadente, le dotazioni di bordo non sono granché (le luci personali per leggere per esempio, la mia non funziona), c’è un unico schermo per tutti dove vengono trasmessi i film, ma le cuffiette sono a pagamento e l’audio è pessimo.

Fortunatamente ci siamo portati libri da leggere e guide turistiche degli Stati Uniti, così il tempo passa.

Arriviamo alle 15.30 locali (21.30 italiane), i controlli doganali sono precisi (ci prendono le impronte e ci fotografano) ma rapidi, purtroppo i bagagli non ci sono tutti: manca la valigia di Silvia. Piccola avventura per trovare l’ufficio a cui presentare reclamo e prime difficoltà con la lingua, qui parlano veloce e se vedono che non capisci non ti aiutano. Alla fine tutto finisce bene, un’impiegata molto gentile torna nell’area consegna bagagli e recupera la nostra valigia che era finita chissà dove.

Usciti dall’aeroporto andiamo a prendere un taxi e ci facciamo portare in hotel. Il Courtyard Marriott è nel city center, il quartiere piu moderno, dove i grattacieli sorgono tutti attorno alla City Hall, bellissimo edificio ottocentesco alto 165 metri con la statua di William Penn sulla sommità.

Usciamo per una passeggiata, gironzoliamo attorno alla City Hall cercando la giusta inquadratura senza trovarla e passeggiamo lungo uno dei grandi viali che attraversano il centro cittadino. La città, fondata dal quacchero William Penn, è stata progettata secondo criteri urbanistici che successivamente sono stati ripresi per plasmare anche le altre città americane, con grandi arterie stradali che si incrociano ad angolo retto e tante aree verdi.

La città è davvero molto bella, i grattacieli luccicanti dalle forme non banali, i grandi palazzi ottocenteschi, le file di graziose costruzioni residenziali, con mattoni a vista e porte ad arco in stile georgiano, si combinano in un mix affascinante. E la vita brulica, i locali sono pieni di giovani che discutono sorseggiando calici di vino, la gente passeggia, il traffico è ordinato e rispettoso dei pedoni.

Andiamo a mangiare al “Mercato”, un piccolo locale che prepara piatti italiani cucinati in modo originale. Ordiniamo dei ravioli, dei rigatoni e un filetto di angus, tutto ottimo, anche se i prezzi non sono bassissimi. Domani cercheremo meglio, ma adesso è tardi e siamo stanchi, così andiamo diritti in albergo e ci mettiamo a nanna.

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