Sabato 18 agosto, Mesa Verde National Park

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La tappa di oggi è di tutto relax, solo 200 chilometri da percorre lungo due comodissime strade statali: la US191 verso sud e poi la US491 verso ovest fino a Cortez, Colorado. Nella prima parte del tragitto abbiamo modo di ammirare nuovamente i fantastici panorami del distretto meridionale di Canyonlands.

Poche miglia a sud di Moab, lungo la statale, si erge un enorme arco di pietra. Se ne sta li, senza visitor center, senza presidio dei ranger, senza biglietto di ingresso. Solo un cartello segnalatore ed una piccola area per parcheggiare. A volte autentici capolavori si celano dietro una curva o nel cuore di un paesino sconosciuto. La semplicità, la più rara delle virtù.

Cortez è un piccolo paese, non ha particolari attrazioni se si esclude il fatto di essere il centro abitato più prossimo al parco nazionale della Mesa Verde. Questo ha fatto proliferare il numero di negozi, ristoranti e motel, tuttavia la gente è simpatica e gentile. La proprietaria del nostro motel, il White Eagle Inn, ci accoglie simpaticamente con un amichevole “How are you doing?” e ci dà utili indicazioni per la cena della sera. Il ranger che incontriamo all’ingresso del parco ci fa un gran sorriso e scherza con noi pronunciando alcune parole in italiano.

Cortez si trova ad un’altitudine di circa 1800 metri sul livello del mare ed è semz’altro più fresca di Moab, che se ne sta in mezzo a un deserto. Per raggiungere il parco della Mesa Verde bisogna percorrere una strada di montagna (comoda comoda, non come le nostre…) che sale fino a 2300-2400 metri, in un contesto molto verde (da cui il nome del parco) che, per chi viene dal clima torrido di Moab, ha tutto l’aspetto di un’autentica oasi.

Ciò che rende famoso questo parco nazionale non sono le meraviglie naturali né la fauna in libertà, ma l’opera dell’uomo. Qui infatti si trovano le abitazioni rupestri più imponenti di tutto il nord America, costruite dagli indiani Anasazi intorno al XII secolo. Si tratta di gruppi di case o interi villaggi costruiti sulle pareti strapiombanti dei canyon. Sembra impossibile che uomini così scarsamente dotati di tecnologia siano riusciti a costruire opere simili in un ambiente così inospitale.

Andiamo al visitor center e ci prenotiamo per partecipa a due visite guidate. Le principali attrazioni del parco infatti, The Cliff Palace e The Balcony House, non sono accessibili se non partecipando ad un’escursione guidata da un ranger. il motivo di tale limitazione è evidentemente una norma di sicurezza: per avvicinarsi a queste abitazioni è necessario arrampicarsi su scale verticali, camminare su stretti camminamenti esposti, talvolta persino attraversare cunicoli e passaggi strettissimi e tutto ciò deve necessariamente essere fatto in compagnia di una guida esperta che tenga sotto controllo la situazione affinché nessuno si faccia male. Le escursioni durano circa un’ora, nel corso della quale i ranger spiegano la storia di questi luoghi e la civiltà degli Anasazi.

Il Cliff Palace è bellissimo e impressionante (vedi foto in alto), un vero e proprio villaggio abbarbicato centinaia di metri sopra il fondo del canyon. La nostra guida è molto preparata, efficace nelle spiegazioni e sa persino tenere a bada i bambini più piccoli quando iniziano a mostrare segni di insofferenza!

La seconda escursione è meno affascinante: la Balcony House è un’abitazione molto più piccola e meno imponente del sito precedente, tuttavia la guida, Janis, riesce ad affascinarci con racconti sui primi scopritori di questi luoghi, sulle condizioni di vita del tempo e sulle poche ma fondamentali risorse che la natura offriva agli abitanti di queste regioni.

Terminata la visita del parco rientriamo a Cortez. Ci vuole un’ora abbondante, poiché il parco è molto grande e ripercorrere a ritroso tutta la strada che avevamo percorso stamattina richiede un po’ di tempo.

Per cena andiamo al Dry Dock Restaurant, un posto indicatoci dalla proprietaria del nostro motel a conduzione familiare. Il cibo è buono, il servizio molto amichevole, anche se faccio un po’ di fatica a capire lo slang di qui. Come in altri posti dove siamo stati in precedenza si mangia un po’ di tutto: dai classici sandwich e hamburger, ai piatti messicani (ottime le fajtas prese da Silvia), alla pasta (non osiamo…), al pesce, alla carne. Buona anche la birra!

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